Università Terza Età FG

Assicurazioni: le polizze vita

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14 Luglio 2020

Destinare una parte dei propri risparmi per la costruzione di una pensione integrativa è diventato sempre più un imperativo per l’Italia. Per i giovani di oggi non è infatti pensabile arrivare all’età della pensione senza un qualche strumento integrativo che vada a compensare la rendita garantita dallo Stato.

Il modo più tradizionale e semplice per costruirsi una rendita aggiuntiva consiste nella sottoscrizione di una polizza vita. Sotto questo punto di vista, si esprime anche chi lavora nell’ambito della realizzazione sitiweb romaLa polizza vita si è evoluta nel tempo, dalle iniziali forme tradizionali si è passati a strumenti più complessi con maggiori contenuti in termini finanziari“, come ad esempio le polizze vita “unit linked” e “index linked”, ancorate all’andamento di particolari indici azionari”.

Come funziona la polizza vita

La polizza vita è un contratto particolare stipulato tra un privato (il contraente) e una compagnia di assicurazione. In cambio del pagamento di una determinata somma di denaro, la compagnia di assicurazione si impegna, ad una data prestabilita, a corrispondere una rendita o un capitale. La somma di denaro che l’assicurato versa alla compagnia di assicurazione viene definita “premio” e rappresenta la remunerazione della società assicuratrice per il rischio che si assume. Quattro sono i soggetti che danno forma alla polizza vita: 1) la società di assicurazione; 2) il contraente, ovvero colui che stipula il contratto; 3) l’assicurato, la persona, cioè, a cui è riferito l’evento; 4) il beneficiario, ovvero colui che, al verificarsi di un determinato evento, ha diritto a ricevere la prestazione.

Come si sviluppa il premio. Come già detto in precedenza, la polizza vita prevede il pagamento di un premio. A seconda dei tipi di polizza, il pagamento avviene in un’unica soluzione al momento della stipula del contratto (premio unico), oppure attraverso versamenti periodici con scadenza annuale (premio ricorrente) per una certa durata. Esistono poi anche polizze a premio unico ricorrente: sono polizze molto flessibili che consentono, anziché impegnarsi in un versamento unico una tantum di grosso importo, di effettuare più versamenti con una frequenza scelta dall’assicurato e per un importo fissato di volta in volta. Al momento della sottoscrizione del contratto è senz’altro importante informarsi se il premio è al lordo o al netto dei caricamenti, dei costi accessori e delle imposte.

Rendita o capitale? In cambio del versamento del premio da parte del contraente la compagnia assicuratrice si impegna al versamento a una data stabilita, di un capitale o di una rendita. Optando per il capitale si ottiene dalla compagnia assicuratrice il versamento in un’unica soluzione di quanto maturato negli anni in base ai premi versati; chi sceglie invece la rendita, si assicura un vitalizio per il resto della propria esistenza o per un periodo prefissato. Come scegliere tra le due alternative? Dipende dalle necessità finanziarie del singolo e dalle motivazioni che lo hanno portato a sottoscrivere una polizza. Nella decisione finale rientrano anche motivazioni di carattere fiscale, perché il fisco riserva un trattamento diverso a seconda che si tratti di capitale o rendita.

Fondo pensione non una scelta ma una necessità

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9 Marzo 2020

Il fondo pensione rispetto al passato è stato legislativamente modificato. Infatti diventa per le persone che vivono l’attuale situazione politica economica non più un fattore di scelta ma un fattore di necessità. Abbiamo analizzato alcuni dati relativi ai soggetti interessati a pagare la spesa pensionistica. Questi soggetti saranno sempre più i lavoratori. Questi lavoratori destinati a pagare la pensione saranno sempre meno. Sarà quindi indispensabile dotarsi di un fondo pensione da parte di tutti i soggetti che vorranno avere una rendita integrativa. Oggi in Italia ci sono 3 lavoratori ogni pensionato. In tal senso si è espresso anche chi si occupa di lamatura parquet, sostenendo che il sistema è vicino al collasso e non sembrano esservi soluzioni disponibili nell’immediato. Mentre nel 1970 c’erano 5 lavoratori per ogni pensionato, questo rapporto in Italia è destinato a crescere fino ad arrivare ad 1,5 lavoratori per ogni pensionato.

Un rapporto insostenibile per ogni persona e lavoratore che non voglia e possa mantenere un tenore di vita medio. In Germania e in Inghilterra invece il rapporto tra pensionati e lavoratori è leggermente migliore grazie a politiche delle nascite. Il fondo pensione ha poi dei vantaggi :

  1. Deducibilità: Dal reddito d’impresa è deducibile un importo pari al 4% (6% per le aziende con meno di 50 dipendenti) dell’ammontare del TFR annualmente destinato a forme pensionistiche complementari. Inoltre, deducibilità senza alcuna limitazione delle contribuzioni del datore di lavoro dal reddito d’impresa.
  2. Riduzione delle imposte: Il datore di lavoro è esonerato dal versamento del contributo al Fondo di Garanzia TFR dell’Inps (0,20% della retribuzione lorda) e dall’obbligo di rivalutazione (1,5% + 75% dell’indice dei prezzi Istat) della quota di TFR destinata al Fondo pensione. Il datore di lavoro non deve più versare l’11% di tale rivalutazione a titolo d’imposta sostitutiva.
  3. Riduzione costo TRF: Un’ulteriore compensazione dei costi per le imprese, conseguenti al conferimento del TFR alle forme pensionistiche complementari, è assicurata anche dalla riduzione del costo del lavoro mediante riduzione degli oneri impropri (contributi per maternità, disoccupazione, assegni familiari..) crescente nel tempo da 0,19% .

La previdenza italiana, a partire dai primi anni ‘90, è stata ampiamente riformata al fine di ripristinare la sostenibilità del sistema pensionistico obbligatorio. L’allungamento della vita media, l’aumento del numero degli anziani e la diminuzione del tasso di natalità, hanno alterato l’equilibrio tra il e la diminuzione del tasso di natalità, hanno alterato l’equilibrio tra il numero dei pensionati numero dei pensionati e quello degli occupati. Il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo comporterà una significativa riduzione del livello della pensione rispetto agli ultimi stipendi percepiti.